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I Clandestini (di Gigiotto Del Vecchio)

Una serie di interventi caratterizzano in maniera definitiva ogni gesto e pensiero di Didier Courbot attraverso la composizione e scomposizione di nozioni spesso contraddittorie, impersonali ed intime. Le sue immagini nascono all'interno di un reale semplice, privato o pubblico, da cui emergono tensioni sottilmente dirompenti. Nel caso de "I clandestini", questo il titolo del progetto per "La Folie", l'idea è il crossing point tra due desideri. Il primo di lavorare in qualche modo con il "Palatino", il treno in cui è ambientato "La modificazione" di Michel Butor, che percorre la tratta Roma Parigi e viceversa, da sempre usato da migranti o clandestini per fuggire dalla loro realtà e provare la possibilità di una eventuale nuova vita. Il secondo di realizzare un'opera con gli uccelli mantenendo, anche in questo caso, l'idea di trasporto, sia fisico che mentale, che pervade tutta l'opera dell'artista francese. Una specie particolarmente sedentaria, non presente in Italia, migra viaggiando proprio sul Palatino, da Parigi al giardino di Villa Medici. Lo spirito dell'operazione ha in sé l'eco ed i colori di più linguaggi: la performance, con il suo hic et nunc esplode ed invade diversi settori della comunicazione. La concretezza del viaggio, la solidità della dimensione spazio tempo all'interno della quale è ambientato il movimento dei "clandestini", pur essendo figlie di un arbitrio si rifanno a diversi valori correlativi considerando i quali decade l'aspetto performativo dell'evento, dando luogo ad altre letture. Parigi, gli uccelli, Villa Medici, i paesaggi che il Palatino attraversa, quanto avviene all'interno del treno: il "parsing" mentale ci permette un'operazione extratestuale che dalla realtà del momento ci porta verso il linguaggio cinematografico, privilegiando un aspetto tecnico di questo, ossia il montaggio. Questa invasione di campo, oltre a fare del lavoro di Courbot un "tutto" artistico, improntato su una considerazione a trecentosessanta gradi delle possibili letture semiologiche dell'opera, concorre a rafforzare e sostenere la riflessione sul senso più intimo che motiva "i clandestini": lo spostamento forzato, il cambiamento geografico, implicitano la scommessa su una possibilità di adattamento in un luogo che non è il tuo.